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22.2.09

Scene da un matrimonio in concorso al Festival Nazionale Sipario d'Oro - sabato 28 febbraio, ore 20,45 - teatro di Volano (Tn)


Un ritorno atteso per “Scene da un matrimonio”, la co-produzione Oz-Emit Flesti per la regia di Rocco Sestito e l'interpretazione di Maura Pettorruso e Alessio Dalla Costa.
‘Scene da un matrimonio’ è uno dei nove spettacoli selezionati per il concorso del Festival Nazionale Sipario d’Oro, grazie soprattutto ai premi ottenuti nei festival di tutta Italia e il fortunato debutto al teatro Cuminetti di Trento il 18 e 19 aprile 2008.
La pièce ha intrapreso in tutto il 2008 una impegnativa tournée nei teatri e nei festival di tutta Italia, che l'ha portato a vincere il premio come miglior spettacolo a tutti i concorsi a cui ha preso parte. A Macerata Teatro si è aggiudicato il premio come miglior spettacolo, come miglior regia (Rocco Sestito) e come miglior attrice (Maura Pettorruso); a Gorizia il primo premio assoluto come miglior spettacolo, miglior attore (Alessio Dalla Costa) e miglior attrice (Maura Pettorruso), oltre ai premi ottenuti al Festival Sele d'Oro di Oliveto Citra (Salerno), al Festival Sorgenti dell'Esino di Esanatoglia (Macerata) e al Festival di Guardia Sanframondi.

La Pettorruso e Dalla Costa se la dovranno vedere con altre importanti compagnie italiane, da Estravagario Teatro, alla Compagnia Giorgio Totola, al Gad Città di Trento e al Gad Città di Pistoia. Scene da un matrimonio è il primo spettacolo in concorso, mentre la serata delle premiazioni è fissata per venerdì 3 aprile all’Auditorium Fausto Melotti di Rovereto.

La compagnia Oz-Emit Flesti non è nuova ai successi al Sipario d’Oro: clamoroso il risultato dell’edizione 2003, quando Emit Flesti si aggiudicò il primo premio assoluto regionale (oltre al premio a Rocco Sestito per la migliore regia) con ‘Jacques e il suo padrone’, mentre il premio nazionale – distinzione poi abolita nell’edizione successiva – non venne assegnato, ad indicare una supremazia netta rispetto alle compagnie provenienti da fuori regione.

Al Sipario d’Oro, Maura Pettorruso ha già vinto il premio come miglior attrice con ‘Il re muore’ e il premio come miglior regia con ‘Andy e Norman’, mentre Alessio Dalla Costa si è aggiudicato il premio come miglior attore non protagonista nell’edizione 2004 con ‘Rosencrantz e Guildesten sono morti’.

Intanto, continua il lavoro in vista della nuova produzione 2009 della compagnia Oz-Emit Flesti: 'La morte e la fanciulla', per la regia sempre di Rocco Sestito e con in scena sempre Alessio Dalla Costa e Maura Pettorruso, debutterà nella stagione TrentoOltre al teatro Cuminetti di Trento il 23 aprile 2009, ma il nuovo spettacolo ha già in calendario date in tutta Italia frutto dei premi e della credibilità conquistatasi con 'Scene da un matrimonio'.

28.11.08

Scene da un matrimonio vince il Festival Il Castello di Gorizia 2008


Quattro su quattro. 'Scene da un matrimonio', lo spettacolo co-prodotto dalle due compagnie trentine Oz ed Emit Flesti, diretto da Rocco Sestito e interpretato da Maura Pettorruso e Alessio Dalla Costa, vince a Gorizia il quarto festival nazionale a cui ha finora preso parte dalla data del debutto, avvenuta al teatro Cuminetti di Trento il 18 aprile scorso.

Da allora, l'escalation di premi non si è arrestata: dopo il successo di pubblico e critica dell'esordio (più in basso le critiche e le recensioni della stampa locale, oltre agli allegati delle recensioni della stampa di Gorizia), la pièce ha portato a casa il premio come miglior spettacolo il 13 luglio al Festival Il Grifone di Guardia Sanframondi (Benevento), il 25 luglio al Festival Sorgenti dell'Esino di Esanatoglia (Macerata), il 13 settembre al Festival Nazionale Sele d'Oro di Oliveto Citra (Salerno), per concludere con il premio ottenuto pochi giorni fa in uno tra i più importanti festival nazionali di teatro, il Festival Castello di Gorizia.
A 'Scene da un matrimonio' non è andato soltanto il riconoscimento come miglior spettacolo assoluto, ma anche il premio al miglior attore, Alessio Dalla Costa, e alla miglior attrice, Maura Pettorruso. Un risultato che premia una produzione trentina, ma che si sta facendo spazio nel panorama nazionale: il Festival Il Castello di Gorizia è infatti uno tra i tre o quattro più importanti a livello italiano, in cui si confrontano in ogni edizione le migliori compagnie in circolazione.
'Scene da un matrimonio' ha infatti battuto la concorrenza della compagnia Teatro dei Picari di Macerata, in concorso con 'Il diavolo con le zinne' di Dario Fo, e con la compagnia Estravagario di Verona con 'Parenti serpenti'. La giuria ha premiato 'Scene da un matrimonio' “per la scelta coraggiosa di un testo dalle tematiche esistenziali sempre attuali – si legge nella motivazione della giuria -, impegnativo dal punto di vista recitativo e reso scenicamente con intenso coinvolgimento emotivo”.
'Scene da un matrimonio' tornerà nella stagione principale 2009/2010 del teatro Verdi di Gorizia proprio in forza del premio vinto al Festival.
Alessio Dalla Costa
vince anche il premio come miglior attore “per aver padroneggiato un personaggio, quello di Johann, dai numerosi risvolti psicologici offrendo una presenza scenica ricca di tensione e coinvolgente, mentre Maura Pettorruso si aggiudica il riconoscimento come miglior attrice (ex aequo con Scilla Sticchi in 'Il diavolo con le zinne') “per aver dimostrato attraverso una recita appassionata una notevole presenza scenica ed una profonda espressività del personaggi”.
Ora la compagnia Oz-Emit Flesti attende il responso di un altro importantissimo festival nazionale, quello di Macerata: la giuria deciderà il prossimo 7 dicembre i vincitori.
Intanto, continua il lavoro in vista della produzione 2009 della compagnia trentina: 'La morte e la fanciulla', per la regia sempre di Rocco Sestito e con in scena sempre Alessio Dalla Costa e Maura Pettorruso, debutterà nella stagione TrentoOltre al teatro Cuminetti di Trento in aprile, ma il nuovo spettacolo ha già in calendario date in tutta Italia frutto dei premi e della credibilità conquistatasi con 'Scene da un matrimonio'.

1.7.08

'Scene da un matrimonio', i premi

'Scene da un matrimonio' ha vinto il premio Sele d'oro 2008. La premiazione di sabato 13 settembre a Oliveto Citra (Salerno) ha consegnato alla compagnia Oz il Sele d'oro per il miglior spettacolo, la targa a Maura Pettorruso come miglior attrice, a Rocco Sestito per la miglior regia, e quella del gradimento del pubblico.
La giuria del Festivl nazionale Sele d'Oro era presideuta da Francesco Silvestri, drammaturo, attore e regista, che vanta collaborazioni con Annibale Ruccello, Alessandro Baricco, Enzo Moscato. Nel 2003 è Premio Ubu come miglior attore non protagonista in 'Sabato, domenica, lunedì' di Eduardo De Filippo, per la regia di Toni Servillo.
Al festival nazionale Sele d'oro hanno partecipato compagnie da tutta Italia. La premiazione è avvenuta sabato 13 settembre a Oliveto Citra (Salerno), e i premi sono stati consegnati alla Compagnia dal noto giornalista Rai Mimmo Liguoro. I premiati nelle altre categorie del Sele d'oro 2008 sono Edmondo Berselli (Repubblica), Marco Esposito (Il Mattino), Massimo Esposti (Il Sole 24 Ore on line) per la sezione giornalismo; Antonio Maccanico, Gerardo Bianco, Hans Stimmann nella sezione premi speciali; Gomorra nella sezione cinema, diretta dall'attrice Imma Piro.

Gli altri premi vinti finora da "Scene da un matrimonio" sono: miglior spettacolo al Festvial Sorgenti dell'Esino di Esanatoglia (Macerata), miglior spettacolo, miglior attore
(Alessio Dalla Costa), miglior attrice (Maura Pettorruso), miglior gradimento del pubblico al Festvial Il Grifone di Guardia Sanframondi (Benevento).

Le prossime repliche in programma sono domenica 9 novembre alFestival Macerata teatro di Macerata, mercoledì 12 dicembre al Festival Castello di Gorizia di Gorizia, oltre a una data in autunno a Bergamo, e la partecipazione con data da definire al festvial Teatro Ebolitano di Eboli (Salerno).

Lo spettacolo ha debuttato il 18 e 19 aprile 2008 al teatro Cuminetti di Trento.

LO SPETTACOLO: 'SCENE DA UN MATRIMONIO'
Diviso in sei quadri, 'Scene da un matrimonio' è l'analisi del rapporto matrimoniale tra Marianne e Johan nell’arco di dieci anni di vita assieme. Nell'ultima scena, ormai divorziati e risposati, si ritrovano dopo sette anni, più maturi e adulti, scoprendo di amarsi ancora, ma in modo diverso. Curata dallo stesso Bergman, l'edizione cinematografica deriva da uno sceneggiato TV in 6 episodi di 50 minuti ciascuno che dura, pertanto, circa 2 ore in più. I sei quadri sono, nell’ordine, “Innocenza e panico”, “L'arte di nascondere lo sporco sotto il tappeto”, “Paola”, “Valle di lacrime”, “Gli analfabeti”, “Nel pieno della notte in una casa buia in qualche parte del mondo”.
Dalla prima scena che rappresenta una coppia felice, benestante e serena, si passa ai primi dubbi e alle prime insicurezze, fino al primo tradimento (“Paola”, appunto), l’abbandono di Johan e infine la decisione del divorzio, consumata in una scena drammatica e intensa. A chiudere, ritroviamo appunto i due ancora assieme. “Scene da un matrimonio” nasce quindi per la televisione, poi per il cinema, e infine approda a teatro (“Scene di vita coniugale”). In Italia lo spettacolo viene prodotto dal Teatro Stabile di Torino per la regia di Gabriele Lavia e l’interpretazione dello stesso con Monica Guerritore nella stagione 1997/98.
'Scene da un matrimonio' è un testo universale, che parla alle coscienze di ogni uomo e ogni donna che si trovino a intraprendere una relazione amorosa e a legarsi per la vita. Si attraversano così sette scene che fotografano ognuna un momento emblematico della vita matrimoniale, dall'idillio iniziale passando per i primi dubbi, il tradimento, la separazione, il divorzio, e il riappacificamento finale. La regia è affidata a Rocco Sestito, uno dei più apprezzati registi trentini (Rosennkrantz e Guildestern sono morti, Le serve, e l'ultimo Woyzeck Ballad), che dirigerà Alessio Dalla Costa e Maura Pettorruso, già apprezzati in diversi spettacoli in regione. Le luci, componente fondamentale della messinscena di Sestito, sono affidate a Gianluca Bosio, l'audio a Marco Pegoretti.

LA REGIA
"
Un vecchio teatro, una scenografia incompleta, oggetti familiari da cui nascono ricordi, immagini, l’incontro-scontro della loro vita: da qui parte il nostro racconto. I due protagonisti, Johan e Marianne, ritornano nel teatro in cui avevano recitato quando erano giovani. E’ la settima ed ultima scena del copione originale, che diventa inizio e nuovo punto di partenza (e di visione) per la nostra mise en scene. Il rapporto analizzato da Bergman porta alla luce un’universalità della condizione umana nella sua ricerca di una felicità sfuggente e velata di perbenismo. Johan e Marianne sono due che potremmo definire Lui e Lei. Ed in questa prospettiva di studio del testo si è deciso di partire come ambientazione da un teatro, un posto dove per eccellenza è l’universo dell’umano che si esprime. Luci mosse direttamente dagli attori, grandi personaggi del teatro che nascono e si intersecano con il dialogo reale di Marianne e Johan, il vero che si mescola con le maschere del teatro, o forse della vita. Un palcoscenico vuoto dove i due attori – scrittori in erba della loro vita – ridisegnano le trame della loro esistenza”.

Rocco Sestito


In scena:
Maura Pettorruso: Marianne
Alessio Dalla Costa: Johan

Regia: Rocco Sestito
Luci e audio: Gianluca Bosio e Marco Pegoretti

29.5.08

Scene da un matrimonio, le critiche

L'Adige, 24/4/2008

L'ordinaria vita coniugale di due ottimi interpreti

Convincente il debutto dell'adattamento teatrale
del film "Scene da un matrimonio di Ingmar Bergman


TRENTO - Tra i film di Ingma Bergman, "Scene da un matrimonio" non è forse il maggiore nè il più adatto ad eludere valutazioni contingenti e soggettive. Per questo il riuscito adattamento teatrale diretto da Rocco Sestito ha un doppio merito: di rileggerne oggi la capacità di indagare, con la lucidità di un voyeurismo esatto, gli angoli più ambigui dell'istituto matrimoniale; di ritrovare Bergman nella sua epoca, per riflettere sui trent'anni e più che ci separano dall'acuta testimonianza di come nel secolo XX una coppia di matrice borghese vivesse, senza certezze, gli eterni interrogativi sull'amore e il suo sciupio. Il debutto dello spettacolo, nei giorni scorsi al Teatro Cuminetti di Trento per la coproduzione di Emit Flesti e Oz-TrentoSpettacoli, ha concluso convincentemente i due mesi dell'"Omaggio a Bergman", vero e proprio evento alla memoria costruito tra cinema e teatro a meno di un anno dalla scomparsa del regista svedese.
Nella messa in scena di Sestito il copione originale si è arricchito di una cornice narrativa entro la quale si scalano con ritmo serrato i sei capitoli ai quali Bergman volle affidare la sua aguzza anatomia del matrimonio.
Nell'interpretazione vera e coinvolgente di Alessio Dalla Costa e Maura Pettorruso, ben diretti e bene in parte, i due protagonisti, Johan e Marianne, si incontrano sul palcoscenico vuoto e aperto del teatro in cui avevano recitato insieme negli anni giovanili. Evocata dai detriti di scenografie dismesse, prende corpo la rappresentazione a due voci di ciò che è stato, nella forma di un lungo flash back in cui il meccanismo teatrale conferma la sua capacità di descrivere la persona, la coppia e la società. Tra luci e quinte mosse direttamente dagli attori la vita si mescola con i grandi classici del teatro nordico, richiamati da Bergman e qui agiti a cerniera tra le sei scene che scandiscono la vita coniugale, l'abbandono, il divorzio, la riconciliazione.
I due interpreti hanno saputo reggere l'impresa anche nel momento dell'angoscia e del furore, ma lo spettacolo dà il meglio quando ripesca, dall'inferno domestico bergmaniano, il ricatto sentimentale la voluttà di ferirsi, la tortura dei silenzi e l'isteria delle parole moltiplicate a nascondere il vuoto dello spirito. La saldezza della struttura drammaturgica sostiene i lunghi dialoghi, senza un allentamento o una caduta, fino all'epilogo della segreta complicità che rimedia all'imperfezione del vivere con la conquista di una nuova e reciproca indulgenza.

Katia Malatesta

Trentino, sabato 26 aprile 2008

Con umiltà e fedeltà verso Bergman
Sestito merita l'applauso del Cuminetti


Trento – Non era facile portare in scena l’opera di uno dei più grandi autori di cinema di tutti i tempi: quell’Ingmar Bergman che definire soltanto un regista sarebbe come minimo riduttivo, considerando che il maestro realizza spesso anche le sceneggiature e i dialoghi dei suoi lavori. Un autore completo, insomma, come dimostrano le molteplici attività svolte all’interno del settore che la sua arte ha scelto per esprimersi al massimo livello. E quelle realizzate al di fuori, visto che questo formidabile (e solitario) indagatore della profondità umana, prima di approdare al cinema, si è a lungo dedicato al teatro. Come si nota, tra l’altro, proprio nel film da cui il regista Rocco Sestito è partito per introdurre il pubblico del Teatro Cuminetti ai dilemmi della vita coniugale: “Scene da un matrimonio”. Un film del 1973 già realizzato qualche anno prima dal regista come serie televisiva. I rischi insomma c’erano, e molti: prima di tutto quello di squarciare la tela con (in)consapevolezze non proprio fontaniane. Ovvero di corrompere il messaggio originario dell’opera riducendola a una grottesca caricatura di se stessa. Ma fortunatamente, e saggiamente, il regista ha optato per il rispetto filologico del testo, ricalcando fedelmente l’impostazione dell’originale su pellicola, e intervenendo solo per ridisegnare il contesto degli avvenimenti e adattare i dialoghi alle nuove situazioni che ha inserito, restituendo così in un ora e mezza di spettacolo concetti originariamente spalmati su tre ore di film. Lo si capisce fin dal riuscito inizio di spettacolo, quando i due attori, Maura Pettorruso e Alessio Dalla Costa, capaci di inserirsi con abilità ed equilibrio, senza protagonismi contesi, nel segno tracciato dal regista, si presentano sul palco dopo aver vagato invano per le buie quinte di un vecchio teatro, tanto simile ai corridoi vuoti della casa di Marianne e Johan. La scena che la loro torcia illuminerà al buoi, davanti ad un pubblico spiazzato, che per un attimo crede veramente al black-out, rimarrà la stessa durante tutto lo spettacolo: semplice, essenziale, minimalista. La scena di un teatro che attende il suo prossimo allestimento. A riempirla niente di sbalorditivo o particolarmente elaborato: soltanto parole dialoghi, la principale forma di comunicazione di queste “scene” proprio come accade nel film. Dal quale uno spettacolo incentrato sul presente della coppia (tutto ha inizio praticamente dal dopo-crisi, dalle gelosia retrospettiva di Johan alla “rimandata consapevolezza” di Marianne) si discosta solo per parlare di un passato cucito addosso ai vestiti che i protagonisti si cambiano, uno dopo l’altro, per rivivere le esperienze che li hanno visti perdersi e poi ritrovarsi. Fino alla scena finale in cui gli attori danno il meglio per riprodurre sul palco, con intensità, anche la violenza di un rapporto di amore-odio che durerà oltre la forma di una vita di coppia regolamentata, per tutta la loro esistenza. Certo l’equilibrio e il rigore rispetto al modello se da una parte permettono allo spettacolo di non stonare e rientrare appieno nei ranghi di una buona rappresentazione, dall’altra non gli permettono di distinguersi per l’originalità e il coraggio di una re-interpretazione. Ma va benissimo così: un po’ di umiltà, soprattutto al cospetto di cotanto autore, sicuramente non guasta.

Tommaso Pasquini

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